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Mongiana è un piccolo centro montano situato ad un’altezza di 921 m/slm, nel centro del promontorio delle Serre calabre.

Le ferriere di Mongiana, fondate durante il regno di Ferdinando II° di Borbone, sono l’ultimo episodio di un’attività fusiva, che in Calabria ha origini antichissime, di cui restano numerose tracce nel territorio compreso tra Stilo e Serra San Bruno.
Gli antichi abitanti sfruttavano sul posto le risorse del sottosuolo, fondevano il rame, il piombo, l’argento, il ferro. Le miniere di Pazzano, da cui si estraeva la limonite, minerale ricco di ferro, rifornivano di materia prima le fonderie di MONGIANA, diventando così il fulcro intorno alla quale si sviluppa l’industria del ferro napoletana. L’enorme fabbisogno di combustibile rendeva le Ferriere industrie nomadi, le c.d. ferriere itineranti, all’inseguimento di boschi da carbonizzare. Nel 1771, e precisamente l’8 marzo, distrutto il bosco stilenese, i forni giungono in località “CIMA”, detta in seguito MONGIANA. Intorno a quel periodo, nel piccolo nucleo di attrezzature, col tempo, e con l’introduzione delle prime leggi di tutela forestale, sorse il paese.
Nel secolo XVII nasce un vero e proprio distretto siderurgico calabrese, comprendente Mongiana e Ferdinandea, con tre Altiforni: Santa Barbara, San Ferdinando e San Francesco, e varie officine lungo il corso dei fiumi Ninfo e Allaro. Era attiva anche una Fabbrica d’armi, i cui resti sono ancora visibili. Durante il risorgimento, le ferriere furono cedute al garibaldino Achille Fazzari e poi dismesse. La struttura suddetta venne progettata e costruita da Domenico Fortunato Savino, il primo direttore fu G. F. Conty. Una delle armi prodotte è il famoso fucile denominato “Modello Mongiana”. Almeno fino al 1864 la fabbrica produce a ritmo sostenuto; la produzione giornaliera è di 12 assortimenti completi (fucile, baionetta, accessori, sciabola e pugnale). A Mongiana si effettuava solo la produzione, mentre l’assemblaggio, per motivi di sicurezza, veniva effettuato vicino Caserta. Oltre alle armi furono costruiti i binari della prima e più famosa linea ferroviaria: la Napoli - Portici, i primi ponti in ferro e le colonne in ghisa dell’ingresso della stessa Fabbrica d’Armi, ancora ben visibili e molte lavorazioni in ferro ancora presenti nel paese e nelle della zone vicine, in particolare balconate e utensili vari.
Uno delgi edifici più antici di Mongiana è la Chiesa “S. Maria delle Grazie” che fu realizzata a cura del governo borbonico (1777-1779). Inizialmente si trattava di una costruzione in legno di ridotte dimensioni rispetto a quelle attuali. Dopo vari tentativi, si riuscì ad ottenere un fondo di 1600 ducati, da parte del governo, e 300 ducati più la manodopera da parte degli operai delle ferriere . A cavallo tra il 1819 e il 1821 venne demolita la Chiesetta in legno e ne fu costruita una in muratura di dimensioni 19 x 7 metri progettata dal genio militare residente. Si trattava infatti, di una cappella per truppa. Successivamente, ai tempi di D. F. Savino, quando il Re Ferdinando II venne per la seconda volta a Mongiana, fu decretato l’ampliamento e l’abbellimento della Chiesa. Nel 1855 si concludono i lavori e nel 1898 fu proclamata Parrocchia.
All’interno della Chiesa è possibile ammirare una delle più belle statue della Madonna delle Grazie, opera di un famoso scultore serrese, Vincenzo Scrivo, alla quale è intitolata la Chiesa, la cui ricorrenza si festeggia il 02 luglio, inoltre, si trovano anche il quadro di “S. Ferdinando in Preghiera – La conversione”, opera del Pittore Simonetti, risalente alla seconda metà del 1800 e tre campane in bronzo, sulle quali è impresso l’araldo del casato dei Borbone donati dal Re Ferdinando II. Altra ricorrenza importante riguarda i festeggiamenti di San Rocco, il 16 agosto, rinomata anche per il tradizionale incanto dei voti offerti dai fedeli al Santo durante la processione.
Comune di Mongiana
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